Mercoledì, 07 Febbraio 2018 17:45

MARIO VALENTE RISPONDE AL GIOVANE TUNDIS

Ho letto con amarezza e delusione la lettera che Alessio Tundis, un giovane originario di Fuscaldo, ha scritto prima di lasciare la Calabria.

Mi ha colpito particolarmente una sua affermazione, secondo la quale la nostra regione “sta perdendo i più onesti, i più sognatori, i più intelligenti, i più coraggiosi, i più lavoratori”. 

Non voglio assolutamente negare o sottovalutare le difficoltà e i problemi che attanagliano questa nostra terra. Riconosco i guasti che la ‘ndrangheta e la “malapolitica” hanno prodotto nel corso di un lungo periodo di anni, ma dire che la Calabria è solo una terra di mafiosi e di corrotti e che i calabresi rimasti sono tutte persone disoneste che, per poter restare, devono necessariamente essere colluse, è eccessivamente ingiusto, offensivo e irrispettoso nei confronti di chi è rimasto qui ed ha scelto di mettersi in gioco per vivere onestamente e per costruire, insieme a tanti altri, una convivenza dignitosa in una regione “normale”.

Guardare al bicchiere sempre “mezzo vuoto”, gettare fango sulla nostra gente e sulla nostra terra, serve solo ad agevolare i “nemici” della Calabria ad accreditare uno stereotipo che impedisce qualsiasi riconoscimento esterno di crescita e di sviluppo della nostra terra.

Mi dispiace, ma io non ci sto!

La stragrande maggioranza dei giovani calabresi sono persone oneste che, nonostante le gravi difficoltà e i problemi, hanno deciso di rimanere e investire il proprio talento, la propria intelligenza e le proprie energie nella terra in cui sono nati e cresciuti, con la chiara consapevolezza che, per determinare il cambiamento, c’è bisogno di un lavoro paziente e quotidiano.

Da qui occorre partire per determinare la svolta e per guardare con maggiore fiducia al futuro.

Rispetto chi parte e decide di andar via, ma non sopporto l’atteggiamento di quanti, ergendosi a giudici supremi e senza macchia, condannano senz’appello questa nostra regione definendola terra di mafiosi, di corrotti e ‘ndranghetisti.

La decisione di candidarmi e di mettermi al servizio di una Calabria pulita, laboriosa e onesta è scaturita anche dal desiderio di dimostrare al Paese e al mondo intero che anche qui ci sono uomini e donne, giovani e meno giovani, pronti ad accogliere la sfida con il futuro e a contribuire alla costruzione di una regione virtuosa, che lotta contro la ‘ndrangheta e il malaffare e lavora quotidianamente per affermare legalità e trasparenza in tutti i campi della vita politica e sociale.

Viva la Calabria e i calabresi.

 

Published in Comunicati
Sabato, 17 Gennaio 2015 00:00

Come cambia il lavoro: il caso Infocontact

La grande trasformazione delle società capitalistiche, avvenuta a partire dalla metà degli anni ’70, ha mutato sensibilmente la struttura organizzativa del mondo del lavoro. L’idea che sta alla base di un tale cambiamento ricade nella convinzione che i nuovi lavori siano caratterizzati da un’elevata domanda di conoscenza adibita a soppiantare le antiche competenze manuali con nuove attività intellettuali. In questo modo scomparirebbe l’antico squilibrio del rapporto di potere tra singolo lavoratore ed impresa in favore di forme organizzative orizzontali e di relazioni industriali individualizzate, che renderebbero obsoleti i tradizionali strumenti di rappresentanza e contrattazione collettiva. Le diversità tra i lavoratori, quindi, non deriverebbero più dal censo o dal capitale a disposizione ma unicamente da oggettive differenze di capacità individuali. È il famoso mantra del merito e della società della conoscenzache molto spesso si è tradotto nella costruzione di giustificazioni atte a rendere socialmente accettabili alcune disuguaglianze lavorative altrimenti intollerabili.

 

 

In questo contesto, il ruolo dello sviluppo tecnologico e delle telecomunicazioni avrebbe dovuto garantire l’abbattimento delle distanze e quindi la valorizzazione dei luoghi periferici e delle economie non metropolitane. In realtà, come emerge dal saggio di Francesco Garibaldo Il lavoro che cambia, a verificarsi sono stati processi di concentrazione industriale senza la tradizionale centralizzazione, in sintesi: la concentrazione non avviene più attraverso la costruzione di grandi imprese ma, tramite gli strumenti della finanza e le possibilità offerte dalla tecnologia, alcuni settori tradizionali vengono assorbiti, per mezzo di acquisti e/o fusioni, all’interno di grandi imprese internazionali che controllano la quasi totalità del mercato ed organizzano la produzione in filiere gerarchizzate. Al vertice delle filiere si posizionano le aziende leader che mantengono al loro interno compiti che riguardano esclusivamente (o quasi) la progettazione del prodotto, mentre la produzione vera e propria viene esternalizzata verso aziende fornitrici o subfornitrici, le quali, sobbarcandosi la maggior parte dei rischi collegati al processo produttivo, si collocano al più basso livello gerarchico della filiera. Nella maggior parte dei casi, tale organizzazione è focalizzata, da parte dell’azienda committente, unicamente sul contenimento dei costi, il che porta alla marginalizzazione e all’impoverimento delle imprese periferiche. L’effetto ultimo è la creazione di una sacca di lavoro sottopagato e marginalizzato. Gli ultimi della filiera, per i quali la lotta quotidiana è la pura sopravvivenza, vivono una condizione di precarietà fortemente accentuata.

 

Una situazione per molti versi simile a quella che stanno vivendo in questi giorni i lavoratori calabresi dell’Infocontact. Infocontact è un’azienda che lavora su commessa. Una delle sue principali aziende committenti è la nota Wind, che a causa di scelte di riordino aziendale operate al vertice ha messo a repentaglio il lavoro di circa 1800 lavoratori.

 

Ritengo che siano urgenti risposte immediate da parte delle Istituzioni. In casi come questo il ruolo delle politiche locali e nazionali riveste un’importanza fondamentale, perché è possibile mettere in campo una serie di politiche volte a qualificare le competenze logistiche delle aziende recipienti. Bisogna capire che se si intende generare buona occupazione è essenziale favorire la capacità d’innovazione di prodotti e servizi non solo delle medie imprese ma anche dei sistemi locali di produzione nel loro insieme. Alle politiche orientate all’offerta bisogna integrare, dunque, azioni tese a modificare il posizionamento delle imprese periferiche, elevando la loro domanda di servizi e di lavoro qualificato. È importante non dimenticare che un tale esito richiede anche politiche d’infrastrutturazione del territorio, che non possono avvenire solo per via del mercato.

 

Come organizzazione giovanile del principale partito di maggioranza in seno al Consiglio regionale reputiamo che l’intervento di Mario Oliverio e la notizia della convocazione di un nuovo incontro insieme ai rappresentanti della Wind, della Regione e dei sindacati vada nella giusta direzione e faccia ben sperare. Sentiamo il dovere di dare un contributo, stimolando i nostri rappresentanti alla ricerca di una soluzione che ponga fine al problema di quei #1800senzafuturo.

 

Luigi Bennardo - Responsabile Lavoro Giovani Democratici Calabria

Published in Comunicati

Appuntamenti

Cerca nel sito